Il patrimonio tecnico è una realtà fisica

Toccare “con mano”

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di Carlo Gorla –

Come va il lavoro? È una delle domande che più frequentemente ci si rivolge di questi tempi, anche al di fuori del proprio ambito professionale, ed è così che mi è capitato di parlare di lavoro con un amico titolare di una piccola azienda tessile. Il lavoro è molto cambiato da quando ho iniziato circa venticinque anni, mi ha detto. E subito ho pensato alle frasi ricorrenti, relative all’impossibilità di una programmazione poco più che a vista, alle dilazioni di pagamento sempre più lunghe, alla difficoltà nel recupero crediti, e così di seguito. Ma in realtà voleva dirmi qualcos’altro e me lo ha spiegato con un esempio.

Avevo appena iniziato ed ero poco più che un ragazzino alle prime armi, quando mi capitò di essere convocato presso un importante cliente per fare il punto sullo sviluppo di un nuovo articolo: «mi porti un campione», ricordo che mi disse l’anziano commendatore, voglio essere sicuro che vada bene per le lavorazioni successive. Dopo un rapido esame visivo, mi fece qualche domanda sulle percentuali delle fibre contenute e strofinò il tessuto tra il pollice e l’indice, come si usa fare per saggiarne la «mano»: va bene! Mi disse. Parta pure con la produzione. Il commendatore, che aveva fondato l’azienda negli anni 60, era un tecnico, proveniva dalla produzione, nel senso che aveva lavorato personalmente sulle macchine, e conosceva ogni dettaglio della tecnologia e delle singole lavorazioni che avvenivano nella sua azienda. Era sicuro che non vi sarebbero stati inconvenienti nelle fasi successive e del risultato finale. E così fu!

Oggi invece sempre più spesso mi devo confrontare con responsabili di acquisti, della qualità, della programmazione, abilissimi con grafici, diagrammi e certificati ma un po’ meno a loro agio…per così dire…di fronte a un tessuto e alle sue proprietà o magari meravigliati di “scoprire” di avere tra le mani proprio quello di cui si sta parlando.

Non aggiungo ulteriori dettagli, che richiederebbero un approfondimento della terminologia tessile, anche perché poco interesserebbero al lettore di Organi di Trasmissione il quale, peraltro, starà iniziando a domandarsi quale sia il nesso tra i tessuti e la meccanica.

È del tutto evidente che aneddoti come questo che, mutatis mutandis, non sarebbe difficile da calare nel nostro settore, ci obbligano a rispondere a una domanda: quanto è ammissibile che un tecnico, o comunque chi sia coinvolto in decisioni con implicazioni tecniche, conosca il prodotto o la tecnologia che lo riguarda solamente in astratto, sulla carta, senza apprezzarne la fisicità? Non è vero che si può racchiudere tutto il patrimonio tecnico di un’azienda in un insieme di documenti e procedure, nella carta in altri termini. Non che non si debba perseguire questo obbiettivo nella maggior misura possibile, perché formalizzare e spersonalizzare la conoscenza significa capitalizzarla all’interno dell’azienda: ma pensare che si possa prescindere dall’esperienza personale, dalla competenza professionale, dal contatto diretto dei singoli con la realtà fisica è una pia illusione, che rischia di svuotare un’azienda del suo patrimonio tecnico anziché capitalizzarlo. Insomma, non solo i tessuti vanno toccati con “mano”!

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