SOSTENIBILITA'

Più efficienza e sostenibilità con gli oli vegetali

Più efficienza, sostenibilità e salute grazie agli oli di origine vegetale. Questo è il messaggio che Marco Bellini ha lanciato nel corso del Gear Forum. Ricerche finanziate dall’azienda in collaborazione con il dipartimento della Medicina del Lavoro dell’Università di Brescia e di Bergamo hanno dimostrato che gli oli di origine vegetale non sono dannosi per l’uomo, a differenza degli oli di origine petrolifera che, al contrario, contengono sostanze tossiche.
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di Caterina Facioli –

Gli oli di origine vegetale sono più vantaggiosi rispetto ai tradizionali oli minerali usati in ambito metalmeccanico. Questo è il messaggio lanciato nel corso del Gear Forum da Bellini, azienda di Zanica (Bergamo) specializzata nel settore dei lubrificanti e dei fluidi per l’industria.

I vantaggi non si concretizzano solo in una maggiore efficienza; gli oli di origine vegetale, infatti, hanno un minore impatto ambientale e non sono nocivi per la salute di quanti li utilizzano.

«Da alcuni anni stiamo finanziando una ricerca in collaborazione con il dipartimento della Medicina del Lavoro dell’Università di Brescia e di Bergamo volta a dimostrare che gli oli di origine vegetale non sono dannosi per l’uomo, a differenza degli oli di origine petrolifera che, al contrario, contengono sostanze tossiche», afferma Marco Bellini, amministratore con delega alla ricerca e sviluppo, assistenza tecnica e produzione della società bergamasca.

Un operatore che deve toccare un pezzo sporco di olio, che deve aprire una macchina utensile entra a contatto con le sostanze contenute nell’olio. «Da anni esistono studi che dimostrano l’esistenza di rischi per un operatore a contatto con prodotti di origine petrolifera», commenta Bellini. «Noi abbiamo voluto dimostrare che gli oli di origine vegetale non portano tutti quei rischi che caratterizzano gli oli tradizionali. Abbiamo condotto studi comparativi sull’analisi dell’aria, delle nebbie presenti nei luoghi d’accesso agli operatori che entrano in contatto con gli oli vegetali. Abbiamo però voluto che anche gli operatori potessero fare analisi cliniche specifiche nei laboratori della Medicina del Lavoro. Sono stati un centinaio gli operatori, nostri clienti, che hanno accettato di sottoporsi a una serie di esami, dalla spirometria, alle analisi dermatologiche. Da queste indagini è emerso che i lavoratori a contatto con gli oli vegetali non hanno avuto problemi di salute a differenza dei loro colleghi che sono entrati in contatto con gli oli minerali. Poter proporre ai clienti oli non pericolosi per la salute è un’arma vincente che molti dei nostri competitor non sono in grado di fornire».

A volte, però, gli utenti, nella scelta di un olio, si basano solo su aspetti quali le prestazioni e il buon rapporto qualità-prezzo. Per questo è fondamentale puntare sulla formazione, per sensibilizzare l’utilizzatore su aspetti igienico-sanitari generalmente non considerati.

«Importante è far capire che usando oli vegetali, come quelli da noi proposti, il personale avrà minori problemi dal punto di vista sanitario, avrà un minor numero di assenza per malattie come tosse e problemi cutanei», dice Bellini. «L’azienda otterrà, di conseguenza, più vantaggi, quali una maggior presenza delle persone in azienda negli orari di lavoro e minori assenze per fare visite. E potrebbe non essere più neppure costretta a fare le analisi ambientali periodiche che dovrebbe attuare usando gli oli minerali. Tutto questo si traduce anche in vantaggi indiretti, di tipo economico».

Molta attenzione, all’interno delle presentazioni con cui Bellini è intervenuta al Gear Forum, è stata posta anche sul tema del ruolo dei lubrificanti nell’affidabilità e nell’efficienza delle trasmissioni.

«Spesso, considerando le funzionalità degli ingranaggi non si prende in considerazione la variabile olio», constata Bellini. «Dal nostro punto di vista, invece, è un parametro importante perché influisce sui coefficienti d’attrito. Scegliendo un olio adeguato, il coefficiente d’attrito può migliorare anche del 10%; diminuiscono anche i consumi energetici. La nuova tendenza, nel settore degli oli lubrificanti, è quella di usare la lubrificazione localizzata, con prodotti più fluidi, che contengono una miscela di additivi, tra cui i nano additivi, per compensare la riduzione delle viscosità».

Le nanotecnologie, dunque, giocheranno un ruolo importante nel futuro della lubrificazione.

La presentazione del secondo giorno ha affrontato la tematica della lavorazione meccanica dell’ingranaggio. Questo intervento ha visto anche la presenza di Didimo Zanetti, azienda cliente di Bellini che ha sperimentato la bontà degli oli vegetali rispetto a quelli minerali. L’azienda ha ottenuto una riduzione del tempo impiegato nei cicli di lavoro del 10%, mentre la riduzione del consumo di utensile è stato del 40%.

Un’azienda di terza generazione

Fondata nel 1943 come società specializzata nella commercializzazione di prodotti petroliferi da usare nella combustione, di gasoli e prodotti lubrificanti, oggi è un’impresa di ‘terza generazione’ che ha saputo vincere le sfide incontrate nel tempo, evolvere e innovare.

Marco Bellini amministratore con delega alla Ricerca e Sviluppo in Bellini Srl.

«Nel 1972, al tempo dei primi shock petroliferi, il fondatore, mio nonno, decise di vendere tutta l’azienda a una grossa multinazionale americana», spiega Marco Bellini. «Contemporaneamente mio padre, forte di una laurea in chimica industriale, prese il comando di una piccola divisione aziendale che non era stata venduta, quella della commercializzazione dei lubrificanti». A quel punto, alla commercializzazione di prodotti lubrificanti si aggiunse la produzione di lubrificanti, di oli motore, di oli per il settore industriale come oli idraulici, oli ingranaggi arrivando anche a oli per la lavorazione meccanica seguendo le richieste che provenivano dalle aziende metal meccaniche del territorio lombardo.

Nel giro di un ventennio l’azienda, dunque, ha allargato il proprio portafoglio prodotti.

«Nel 1994 è cominciato l’investimento sul nuovo sito produttivo di Zanica, in cui sei anni dopo ci siamo trasferiti», prosegue Marco Bellini. «Nel 2000 abbiamo fatto una joint venture con un’azienda tedesca attiva nel nostro settore, la Zeller+Gmelin, di cui siamo diventati distributori e di cui abbiamo assorbito l’ufficio italiano. Questa operazione è stata accompagnata da una compattazione societaria, nel senso che abbiamo ceduto l’8% della nostra società. In seguito a questa operazione la famiglia Bellini mantiene a oggi il 92%, mentre la società tedesca detiene l’8%. Nel medesimo tempo possiamo definirci come la filiale italiana della Zeller+Gmelin, azienda storica tedesca, nel settore da più di 100 anni».

La terza generazione della famiglia Bellini è sbarcata in azienda nell’ultimo decennio e grazie a competenze in ambito informatico, economico e tecnologico sta contribuendo ulteriormente all’evoluzione dell’azienda, guardando anche con più forza ai mercati esteri.

«Fino all’anno scorso la nostra quota di export era circa il 5%; ora questa quota continua a crescere», dice Marco Bellini. «Abbiamo contatti con venditori stranieri di un certo peso. Tra i principali Paesi a cui ci rivolgiamo rientrano quelli dell’Est Europa, come Polonia e Repubblica Ceca, in cui si sta puntando molto sulle lavorazioni meccaniche. Lavoriamo bene anche con la Turchia ma non trascuriamo i Paesi maturi, come Olanda, Gran Bretagna e Scandinavia, cui ci rivolgiamo con un portafoglio prodotti diverso rispetto a quello proposto nei Paesi emergenti. Siamo instaurando anche una serie di rapporti commerciali per poter aprire canali attualmente non ancora aperti, in altri Paesi Europei e in Sud America».

[box title=”L’importanza di Ricerca e Sviluppo” color=”#1c30b5″]Continuerà a crescere in Bellini l’impegno nelle attività di ricerca e sviluppo, l’area in cui Marco Bellini sta lavorando sin dal 2002, anno in cui è entrato in azienda, dopo una laurea in chimica industriale e l’esperienza di un anno negli Stati Uniti. «In questo decennio l’azienda ha subito forti trasformazioni dal punto di vista tecnico e dei prodotti», puntualizza Bellini. «Cavalcando l’onda della green economy, ma anche con l’obiettivo di non risentire dei problemi legati al costo del petrolio, abbiamo deciso di concentrarci sulla produzione e lavorazione di prodotti a origine vegetale. Nel 2009, in clima di crisi economica, abbiamo iniziato a trasformare il nostro portafoglio prodotti, puntando su prodotti di origine vegetale a elevato valore aggiunto. Questo scelta ci ha portato a ottimi risultati, a livello di fatturato e volume abbiamo superato i valori pre crisi. Oggi abbiamo superato i valori del 2007; circa il 25% della nostra produzione è totalmente a base di prodotti di origine vegetale. Tutto questo ci ha permesso di ottenere, nel 2012, un fatturato di 13 milioni e 600 mila euro, superando i 10 milioni e 600 mila euro ottenuti nel 2007. Anche il 2013 è in crescita; il primo trimestre è andato molto bene. L’obiettivo è di concludere il 2013 con un fatturato in aumento del 15% circa». Molti sono i progetti che la Bellini ha in corso in ambito accademico con l’Università di Modena, con il Politecnico di Milano, con l’Università di Brescia, con l’Università di Padova, mentre prosegue anche il progetto con il Dipartimento di Medicina del Lavoro di Bergamo. «Stiamo supportando anche uno stagista presso un nostro cliente, che ci ha chiesto di fare una collaborazione insieme, sull’uso di un olio e di come si adoperarlo nelle macchine utensili», afferma Marco Bellini. «Riguardo alle collaborazioni in area accademica stiamo lavorando con Università interessate a instaurare forti legami con l’industria grazie alla ricerca applicata». L’azienda sta anche puntando molto sull’inserimento di nuove risorse umane; nell’ultimo anno sono state sei le persone inserite in azienda, che si sta orientando particolarmente su laureati in discipline tecnico-scientifiche e in economia e marketing per ampliare ulteriormente sia l’area ricerca e sviluppo sia l’area commerciale con l’obiettivo di crescere sui nuovi mercati.[/box]

 

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